venerdì 3 febbraio 2012

Famiglia tra lavoro e festa


Conciliare i tempi di una giornata è una sfida immane.
Vincerla significa gettare le basi per vivere la propria quotidianità nella libertà.

Non soltanto il lavoro, ma lo stesso riposo festivo costituisce un diritto fondamentale e insieme un bene indispensabile per gli individui e le loro famiglie, come  affermato dall’esortazione postsinodale Sacramentum caritatis
L’uomo e la donna valgono più del loro lavoro: essi sono fatti per la comunione e per l’incontro. La Domenica si configura pertanto non già come un intervallo alla fatica da riempire con attività frenetiche o esperienze stravaganti, bensì come il giorno del riposo che apre all’in­contro, fa riscoprire l’altro, consente di dedicare tempo alle relazioni in famiglia e con gli amici e alla preghiera.

L’Azione Cattolica di Roma organizza Domenica 12 febbraio 2012, presso la Parrocchia San Barnaba di Roma, un incontro in preparazione alle giornate mondiali della Famiglia in programma a Milano dal 29 maggio al 3 giugno 2012 (per tutte le notizie e informazioni relative: www.family2012.com ).

Il tema dell’incontro è “La Famiglia tra Lavoro e Festa”(il programma lo trovi qui), proprio a voler significare quanto la famiglia sia coinvolta e viva nel profondo ambedue queste realtà che fanno parte integrante del vissuto quotidiano di ognuno.

Ci guiderà nella riflessione Mons. Ugo Ughi, Vice Assistente generale dell’Azione Cattolica, che alla luce della Parola ci darà preziose indicazioni su come andare alla ricerca di quella preziosa armonia tra Lavoro e Festa che, sola, può dare sapore alla nostra esperienza umana.
 E su come, nella concretezza di esperienze di vita pienamente vissute al servizio del prossimo e della Chiesa, sia possibile trovare un equilibrio tra lavoro e festa ed  “investire” il tempo del riposo per dedicare spazio e cura alle “relazioni” con Dio e con i fratelli (non solo in famiglia ma anche nella comunità cristiana e nel mondo), ascolteremo le testimonianze di alcuni amici: Achille Tagliaferri del Dipartimento Pace e Stili di Vita delle ACLI, e Emanuele Fino e Rosanna Tardio, Coppia cooptata Delegazione Azione Cattolica Regionale Lazio.

L’incontro è aperto e ci saranno educatori disponibili per i bambini presenti.
Vi aspettiamo.


Paolo Palmucci

martedì 3 gennaio 2012

Educare i giovani alla giustizia e alla pace?

Mi ronza in testa una domanda da quando è uscito il nuovo messaggio per la Pace di Benedetto XVI:
Possiamo educare alla gustizia e alla pace i nostri figli?

Nella vita della continua competizione, della gara a chi ha di più, a chi è più forte e più bello, a chi si basta da sé, a cosa può servire educarli alla giustizia e alla pace?
Al massimo rischio di prepararli ad essere dei perdenti.
L'importante è dare ai nostri giovani (e quindi anche ai miei bimbi) gli strumenti per poter riuscire nel loro lavoro, nella loro vita professionale, per diventare importanti, di successo e poter inseguire i loro desideri.


D'altra parte quando incontro i vincenti,bisogna ammetterlo hanno veramente belle cose.
Però sono in moto perpetuo, sempre a guardarsi le spalle, pronti a mendicare una briciola per mantenere la propria posizione.
Saranno vincenti ma sono imprigionati dalla loro vittoria.
A loro manca sempre qualcosa. Sono tristi.
E a me piacerebbe vedere i miei figli felici.
Non mi va di preparare i miei bimbi alla tristezza!

Come misuriamo il valore della nostra vita?
Così si riaffaccia la domanda educare alla Giustizia e alla Pace?


La giustizia scrive Benedetto XVI «non è una semplice convenzione umana, poiché ciò che è giusto non è originariamente determinato dalla legge positiva, ma dall’identità profonda dell’essere umano. È la visione integrale dell’uomo che permette di non cadere in una concezione contrattualistica della giustizia e di aprire anche per essa l’orizzonte della solidarietà e dell’amore...
"Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati" (Mt 5,6). Saranno saziati perché hanno fame e sete di relazioni rette con Dio, con se stessi, con i loro fratelli e sorelle, e con l’intero creato».


La pace si legge dal messaggio è soprattutto un dono, un frutto della giustizia. Bisogna essere in grado di ricercarla innanzitutto dentro di noi stessi e nella relazione con Gesù.

«Ma la pace non è soltanto dono da ricevere, bensì anche opera da costruire. Per essere veramente operatori di pace, dobbiamo educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all’interno della comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali ed internazionali e sull’importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti.
"Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio », dice Gesù nel discorso della montagna" (Mt 5,9)».

Da quel che capisco a partire dalla giusitiza e dalla pace c'è la misura e la profondità della qualità della nostra vita e delle nostre relazioni.

Ma la scelta per noi genitori rimane come prima.
Come impostiamo il nostro stile educativo:
costruttori di successo o costruttori di pace?
Da qui si prepara il futuro della nostra società.

Andrea Casavecchia




L'immagine è di Corrado Giaquinto - La Giustizia e la Pace (1760-1762) tratta da qui

giovedì 15 dicembre 2011

Educare alla bellezza

 «L’educazione è un cammino: si pone nel rischio e nella complessità del divenire della persona, teso tra nostalgie e speranza». In questo cammino è decisivo scegliere ogni giorno «ciò su cui sta o cade il senso ultimo della nostra vita».
L’annuncio della vita vittoriosa sulla morte: è questa «la nuova evangelizzazione di cui ogni generazione ha bisogno. Ci sarà sempre bisogno di educatori che siano persone dal cuore nuovo, capaci di cantare il cantico nuovo della speranza e della fede lungo le vie, talvolta tortuose e scoscese, che i pellegrini del tempo sono chiamati a percorrere».
 Le parole sono di mons. Bruno Forte, riportate su RomaSette: Educare alla bellezza di Dio, il titolo del suo intervento.

Per questo tipo di "educazione" non è sufficiente sedere in cattedra e tanto meno discorsi assennati, occorre essere degli accompagnatori che indicano il Maestro da seguire, come si suggerisce nell'articolo.

Da qui si può comprendere il ruolo privilegiato dei genitori ed il loro arduo compito.
Nella prossimità quotidiana loro possono, meglio di qualsiasi altro, gettare il seme del primo annuncio.
Con la loro esperienza di vita potranno trasmettere ai propri figli la bellezza di "sentirsi amati" come il Padre ama i suoi figli.



Immagine è tratta da qui

mercoledì 7 dicembre 2011

Desiderare ancora


Abbiamo ricominciato i nostri incontri. 
Sabato pomeriggio è il momento migliore, perché i bambini sono all’Acr.
Abbiamo aperto con il video di “Un passo oltre” con il quale abbiamo lanciato il tema dell’anno sui desideri.
A seguire nel confronto sono emerse alcune esigenze e difficoltà.
Intanto abbiamo condiviso un pensiero:  
i desideri alti sono “permessi” anche agli adulti non sono esclusivi dei giovani.
Però agli adulti non spetta solo il compito di comprendere in profondità i propri desideri, scegliere e trasformare la scelta in progetto.  
A noi spetta anche aiutare gli altri a realizzare i loro desideri: i figli, il proprio coniuge, gli amici, i colleghi…
Ci siamo detti che per educare i figli occorre essere “realizzati e sereni noi”, che dovremmo trasmettere “l’amore per la vita” e a volte “siamo troppo strutturati”, e che spesso abbiamo “difficoltà a sognare per noi” e a “lasciar sognare i nostri figli”, in quanto ci lasciamo imbrigliare dalla paura.
Nel nostro incontro c’è stato un secondo tempo. 
Ci siamo recati nella cappellina, mettendoci in ascolto della Parola
Abbiamo raccolto le nostre riflessioni: quest’anno l’AC ci propone di pregare sul brano della guarigione del cieco Bartimeo (Mc 10, 46-52).
Il cieco urla a Gesù il suo desiderio di essere guarito: anche noi dobbiamo urlare e consegnare al cuore del Signore il nostro desiderio.
Ma per far questo dobbiamo imparare da Lui e lasciandoci aiutare dai fratelli a discernere i nostri desideri: fra i molti sogni e progetti belli che abitano il nostro cuore dobbiamo comprendere quale è il desiderio ‘per me’, quel sogno che mi fa sognare il sogno di Dio sulla mia vita  e sulla vita della mia famiglia…
in termini ‘tecnici’ cristiani: la nostra vocazione!
Due criteri di discernimento, semplici ma non facili:
  • in quello che vivo mi sento ‘a casa’? 
  • questo desiderio mi spinge a camminare e crescere?
Anche per noi adulti questo sarà un tempo favorevole per ri-scoprire quei bei desideri che muovono il nostro cuore e vita ad amare, a rispolverarli se la polvere della vita li ha resi opachi o nascosti.

don Tommaso e Andrea
Ac parrocchia di Resurrezione di NSGC


L'immagine è tratta da qui

lunedì 10 ottobre 2011

L'abito nuziale

Sarà perchè negli ultimi 20 giorni si sono sposate quattro coppie di amici, ma mi sono sentito cucite addosso le parole del Vangelo di domenica sull'abito nuziale.
Ad una festa ci si veste bene. Ci si incontra di nuovo tutti eleganti.
Quasi sembriano altre persone... trasfigurati.
Habitus, in sociologia, è lo stile che contraddistingue, direbbe Bourdieu, è il nostro comportamento e quello che noi comunichiamo con la nostra presenza ed i nostri atteggiamenti.
Noi siamo chiamati a "vesitre bene".
Così mi sono chiesto come noi sposi riusciamo a comunicare la felicità della nostra "alleanza" alla comunità e come contaggiamo gli altri attraverso vivendo la gioia delle nozze, testimoni silenziosi ce ne sono.
Quest'anno l'attenzione proposta dall'Ac agli adulti ci chiede "Un passo oltre", a Roma lo presenteremo domenica prossima.
Penso che a noi sposi, "Un passo oltre" ci chieda di rispolverare l'abito nuziale, assaporando e di offrendo agli altri il vino buono di Cana, quello che riesce a trasfigurare e che riscalda la nostra alleanza.

Andrea Casavecchia
Vice presidente Adulti Ac
parrocchia Resurrezione NSGC


L'immagine è presa da qui


lunedì 12 settembre 2011

Oggi: dono e compito

Quest’anno per la prima volta ho partecipato al Campo Nazionale Adulti di Ac (dal 21 al 25 luglio a Nardò).
 Il tema è stato "L'oggi come dono e come compito"  e mi piace comunicarvi un'esperienza che ho vissuto nella pienezza della fraternità sotto tutti gli aspetti: spirituale, del confronto e della convivialità.
Ho riportato a Roma quell'entusiasmo che non brucia in poco tempo, ma l' entusiasmo che nasce dalla convinzione che siamo un'associazione che se pur dislocata in lungo e largo da Sondrio a Mazara del Vallo, vive un percorso di fede, ha il suo sguardo rivolto su Cristo Gesù, condivide gli stessi  ideali e va incontro all' altro che "oggi" ci è stato posto accanto per testimoniare la propria fede e per ricercare insieme qual' è il bene comune.

Nel nostro documento diocesano assembleare avevamo sottolineato degli obiettivi e in quei giorni al campo tutto mi sembrava si riferisse al percorso che abbiamo pensato per il prossimo triennio:

- Abbiamo parlato di formazione:  la volontà di diventare formatori di coscienze che è sì per i giovani, ma è anche per tutti quelli che "oggi" incontrandoli hanno perso fiducia e ai quali dobbiamo testimoniare e far vivere : oggi tocca a me – oggi tocca a noi. Non dobbiamo aver paura di sconfiggere l'ignoranza e non dobbiamo aver paura di testimoniare la speranza.

- Il nostro secondo obiettivo: la Centralità dello Spirito. É questo l'elemento che ci permetterà di seguire quel comando di Gesù:  Alzati, ti chiama.
Ci diceva S.E. Mons. D'Ambrosio arcivescovo di Lecce, commentando il brano di Marco 10, 46-52,  durante i vespri del sabato:  Gesù passa mentre noi siamo seduti sul marciapiede di Gèrico. Gesù passa e ci fa salire con Lui a Gerusalemme.  Coraggio alzati!
La Parola di Dio che si fa "oggi" ogni volta che l'ascoltiamo, ogni volta in cui siamo disposti con un cambiamento radicale a seguire Gesù fino in fondo...
 E se non ora quando? La capacità di riconoscere l’agire di Dio nella nostra vita per vivere la nostra storia come una storia di salvezza attraverso la capacità di immettere Amore dato e ricevuto. Saper interpretare con umiltà il nostro oggi  e sentire la responsabilità di essere quegli annunciatori di speranza che sapranno aiutare  e  far cambiare quello sguardo ansioso a volte rassegnato  e incapace di vedere il futuro che troppo spesso ricorre nella nostra società e tra i  giovani.

Tocca a noi: noi Adulti con il nostro  stile di vita e con quello  che sapremo vivere con e nelle nostre famiglie per aiutare gli altri a non perdere la ricchezza del tempo che abbiamo a disposizione e a viverlo come dono di Dio e come un cammino di salvezza.

- E poi quel nostro impegno del recuperare le relazioni per la Promozione dell' Associazione : in quei giorni al campo tutto parlava delle relazioni.
"L'oggi sono gli altri e il dono degli altri. La più grande speranza è la vita delle persone e l'incontro delle persone" diceva il Presidente Miano nell'introduzione iniziale.
Così io che faccio parte della commissione Promozione ho pensato a questo nostro obiettivo, all'intenzione che abbiamo di riallacciare, anche come Centro Diocesano, i  rapporti, le relazioni con gli altri, con gli associati innanzitutto, ma poi andare anche dove l'associazione non c'è per far scoprire che siamo una porzione del popolo di Dio.

Suor Diana Papa della comunità delle Clarisse ad Otranto, ci diceva che:
il Vangelo ci chiede di essere persone esperte in relazioni e quindi imparare a rimanere in relazione e levare la voce.

Grazie!!!!
 
 
Rosa Calabria 
Parrocchia di S. Ireneo
Vice presidente Adulti - Azione Cattolica di Roma

martedì 14 giugno 2011

Un tempo per amare

Qualche tempo fa ho incontrato Lorenzo.
Mi ha invitato a casa sua per una chiacchierata.
Propongo qui alcuni brani di un suo articolo:

"La vita corre tra le dita.
Le settimane, i mesi, gli anni passano alla velocità di un lampo.
Un giorno ci ritroviamo sulla soglia della vecchiaia.
Arriviamo poi all'improvviso, alla fine della nostra strada.

Avrò avuto il tempo di ringraziare il Signore per essermi stato accanto ogni giorno con i benefici della sua paternità?

Avrò avuto il tempo di dire all'essere meraviglioso che ha condiviso la mia vita quanto l'amo, e di ringraziarla per tutta la felicità che mi ha portato, per la famiglia che mi ha dato, per tutti quei meravigliosi ricordi che ci siamo costruiti giorno dopo giorno, per aver saputo condividere sofferenze e gioie lungo tutta la nostra vita insieme?
Avrò avuto il tempo di farle capire che me la sento sempre presente, anche se per l'Alzheimer non mi parla più, non cammina più con me, e solo i suoi occhi teneramente mi fanno percepire l'affetto che ha ancora per me?

Avrò avuto il tempo di dire ai miei tre figli che sono il più bel regalo che la vita mi abbia dato?
...
Avrò avuto tempo di dire ai miei sette nipoti che sono il raggio di sole della mia vecchiaia? Di dire tutto l'amore che ho in fondo al mio cuore per loro, e quanto sono perziosi per me?
...
Avrò avuto tempo di dire ai tanti parenti ed amici, sparsi un po' dovunque, quanto la loro vicinanza è stata preziosa per me?
Fino a che punto sono loro riconoscente per essermi stati premurosametne vicini in ogni tappa della mia vita? E sdoprattutto fino a che punto apprezzo la prerogativa di essere loro parente o amico?
...
Avrò tempo di dire all'Azione Cattolica tutta la mia riconoscenza per aver dato un significato e un valore alla mia vita, e che mi dà la possibilità di vivere una esistenza ancora intensa e impegnata?

Troverò tempo?
Non è mai troppo trardi per trovare tempo!"
di Lorenzo Daniele

Georges Bernanos scriveva sul suo "Diario di un curato di campagna" che l'inferno è non amare.
Riconoscere l'amore nella propria vita è riconoscere un seme di Paradiso nel mondo.

Andrea Casavecchia