mercoledì 23 febbraio 2011

SIAMO TROPPO DIVERSI


"SIAMO TROPPO DIVERSI. Andare d’accordo senza essere sempre d’accordo."
di Gigi Avanti e Gianfranca Antolini
Edizioni Paoline


Se si ha voglia d’impegnarsi in una lettura seria, ma che non spaventa per la sua veridicità, eccovi una proposta simpatica e tascabile!
Attraverso l’umorismo, il paradosso e i racconti metaforici, gli autori punzecchiano e aggirano le resistenze del lettore(che si sente chiamato in causa) aiutandolo a rispecchiarsi in episodi e situazioni e a riconoscere giochi relazionali nei quali lui stesso potrebbe essere invischiato.
Un libro basato sull’integrazione di coppia e non sulla negazione della differenza, sull’importanza dell’intersoggettività come spazio comune di riflessione nella consulenza familiare,sul rispetto e sull’accettazione autentica e senza riserve dell’altro; con il quale è possibile entrare in sintonia e “andare d’accordo senza essere d’accordo” perché quello che non unisce,divide!

Carmela Mascio
Presidente A.C. “M.Immacolata” e Commissione Famiglia A.C.

lunedì 7 febbraio 2011

Famiglia educa alla vita

«È proprio la bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo con riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono. Ci piace sottolineare il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero».

Troviamo queste parole nel Messaggio dei nostri Vescovi per la 33à giornata nazionale per la vita.

Ci sentiamo spesso soli.
Ci dicono che la solitudine è una delle malattie delle nostre società occidentali.
Si parla spesso di famiglie sofferenti e di famiglie in crisi.

Si dimentica altrettanto spesso di come la famiglia possa essere la culla delle relazioni umane, il luogo unico dove ognuno di noi impara ad incontrare l'altro ed impara ad essere sé stesso, il luogo dove impariamo a donarci e a riceverci in dono.

A partire da questa convinzione come Ac di Roma dedichiamo domenica 20 febbraio un incontro per metterci al servizio con e per le famiglie.
Una giornata rivolta a coppie sposate, a coppie di fidanzati e a persone che sono interessate ad una pastorale per le famiglie


Andrea Casavecchia
Vice-presidente
Settore Adulti di Roma

Immagine tratta da http://www.lacasasullaroccia.it/wp-content/uploads/2010/12/klimt_albero-della-vita.jpg

domenica 23 gennaio 2011

Famiglia, alzati e cammina!

“Famiglia, alzati e cammina! Riflessioni sulla famiglia all’insegna della speranza”.
Autore: Marco Ermes Luparia. Edizioni San Paolo, 2009


“Talità kum”, “fanciulla, io ti dico, alzati!”. E’ l’invito che Gesù rivolge alla figlioletta di Giairo (Mc 5, 21-24.34-43). Giairo chiede a Gesù di preservare la vita della figlia: ma il verbo greco che usa l’evangelista può significare sia “guarigione” che “salvezza”. Gesù, ci dice Ermes Luparia, non si limita semplicemente a ridare la salute alla bambina ma vuole “che la vita stessa di Dio la raggiunga, la riempia di luce e di novità”. In realtà, tutta la famiglia di Giairo viene guarita e riempita di luce e di gioia attraverso il sostegno di Gesù.

In questa visione, molto vicina al messaggio natalizio che risuona ancora nei nostri cuori, Giairo e il suo “clan” familiare incarnano la famiglia moderna, in preda ad una crisi fortissima e soggetta ad una molteplicità di spinte disgregatrici che ne minacciano l’esistenza stessa. Di fronte a tutto questo, Gesù rivolge alla famiglia cristiana il suo invito: “Alzati e cammina!”.

Luparia, grazie alla sua pluriennale esperienza di piscologo e psicoterapeuta, riesce a descrivere analiticamente i fattori di crisi della famiglia. Relativismo morale, consumismo, il prevalere del “fare” sull’ essere, la mancanza della capacità di sacrificio, la “cronopatia” (o malattia del tempo, un neologismo coniato dal nostro autore) che satura le nostre giornate di “cose da fare” non lasciando più tempi per le relazioni affettive. Ed ancora, l’edonismo e il narcisismo imperanti, il benessere non più come mezzo ma come fine dell’esistenza, la crisi del ruolo genitoriale, le difficoltà della funzione educativa, la sessualità svilita a bene di consumo. E, soprattutto, lo strapotere dei media che diffondono una cultura del liberismo orientato all’autoaffermazione e alle esigenze dell’”IO”.

Tuttavia, alla luce della fede (quella stessa fede che sostiene Giairo) anche una esperienza di difficoltà o di sofferenza può essere vissuta come un’opportunità di crescita e di maggiore unione (crisi deriva dal greco crysis, cambiamento). Solo se si pone Cristo al centro del rapporto della coppia, l’uomo e la donna sono inseriti in una realtà d’Amore più grande che comprende e supera entrambi, fondata sul sacramento del Matrimonio e alimentata dalla forza dello Spirito.

Il “nemico” di Dio e nemico dell’uomo, però, è sempre in agguato e può agire sulle debolezze umane, “ma non può nulla contro la fortezza spirituale dentro la quale anche l’amore e la fragilità dell’essere umano sono contenuti”.Per questo, nonostante tutto, esistono ancora “sentieri di speranza” per la famiglia cristiana, perché Dio si pone tra gli sposi come garante della relazione. E Gesù, come a Giairo, ripete alla famiglia “Non temere: continua solo ad aver fede”.

…E a nutrire questa fede, aggiunge Luparia, alimentando la comunione e l’amore attingendo alla grazia del sacramento del matrimonio. “Modello della comunione tra gli sposi è la comunione stessa che c’è tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Luparia cerca di dare indicazioni concrete, potremmo dire, per costruire una “regola di vita spirituale” della famiglia da vivere nella quotidianità: dal celebrare insieme il dono della vita e l’inizio della nuova giornata con la recita delle lodi (momento del saluto e della promessa di fedeltà), all’incontro spirituale dei vari membri (ognuno nel proprio luogo di vita) con la recita dell’ora media, al momento serale del ritrovarsi della comunità familiare con la recita dei vespri e la condivisione della mensa (agape), all’intimità sponsale, fino al tempo del riposo e della preghiera insieme prima di addormentarsi. Viene così a delinearsi un percorso di “ascesi familiare” che parte dall’ascolto della Parola e dalla partecipazione al banchetto eucaristico, si nutre della preghiera, recitata e “agita”, e trova fondamento nella pratica quotidiana del perdono (“scintilla divina posta nel cuore dell’uomo”), del dono di sé (“L’amore ha bisogno di tempo, si nutre di momenti vissuti insieme.”), dello scambio educativo (la famiglia è “comunità educante”) e della “tenerezza” (“Lo specifico della tenerezza, rispetto all’amore, è dato dal coinvolgimento delle dimensioni più profonde della nostra persona, compresa la dimensione corporea e la sensibilità affettiva) al cui valore è dedicato tutto l’ultimo – bellissimo - capitolo del libro.

Il libro si chiude con una esortazione a lasciare spazio alla speranza ed abbandonare ogni tentazione di rassegnazione, perché Gesù non è indifferente al dolore delle famiglie (come dimostrano le vicende di Lazzaro e di Giairo) e con il Suo aiuto la famiglia ce la può fare. Come suggerisce il profeta Isaia: “Dite agli smarriti di cuore: coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio… Egli viene a salvarvi” (Is 35,4).

Paolo e Maria, Parrocchia San Barnaba Ap.

lunedì 27 dicembre 2010

Accogliere i bambini

Il Natale è anche occasione per riflettere sull’accoglienza di ogni bambino.
Come noi, celebrando la venuta di Gesù, accogliamo il Dio bambino tra noi, siamo chiamati ad accogliere le nuove vite che ci vengono donate. Tutti, ma in particolare i genitori.
Genitori “come Maria” e genitori “come Giuseppe”, mi verrebbe da dire, quando accogliamo i figli “biologici” e quando accogliamo quelli “adottivi”. Stupende esperienze, ma che a volte trovano ostacoli.
Tra le tante, mi colpisce in questi giorni la notizia che riguarda Haiti.
Su un articolo pubblicato da Avvenire si legge che in quel paese distrutto dal terremoto e adesso colpito da un'epidemia di colera le adozioni siano state bloccate e un pensiero va a quei bambini che non hanno più i loro genitori


Fabio

parrocchia di Nostra Signora di Coromoto



martedì 21 dicembre 2010

Un doppio si

"La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo" Mt. 1, 18.

"Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria" Lc . 1, 26-27.

La lettura di questi due brani nell'avvicinarci al Natale mi hanno fatto riflettere sulla ricchezza della "promessa" che si scambiano un uomo e una donna.

Dio non fa da solo, rispetta la sua promessa, trasformando una nostra promessa: quella umanissima promessa tra un uomo e una donna.

Infondo nel suo progetto contempla il coinvolgimento da protagonisti di entrambi.
Sia a Maria sia a Giuseppe è chiesto di confermare la loro promessa, di mantenere il loro sogno di sposarsi e di diventare mamma e papà.

Il Padre realizza la sua promessa di salvezza ottenendo un doppio Si.
Un Si di coppia: individuale e comune allo stesso tempo.
Chi è sposato sa che è un evento eccezionale, perché costa fatica, frizioni, pazienza, confronto...
E poi a Lui ne sarebbe bastato uno solo, ma ne ha chiesti due.
E quel doppio crea la relazione feconda a cui affidare il seme della Salvezza.

Buon Natale!

Andrea
Parrocchia di Resurrezione


venerdì 12 novembre 2010

Crisi di coppia

«Per quanto ci si senta appassionatamente rivolti a chi si ama, l'amore non si realizza nel vuoto ma nel tempo, cioè nelle condizioni di trasformazione, di passaggio e di perdita materiale che gli anni, le fatiche, le consumazioni fisiche e psichiche innevitabilmente comportano».
Penso che dietro queste parole di Giovanni Casoli, scritte su "Matrimonio. Verità di una scelta", si possa scorgere una delle sfide a cui gli sposi sono chiamati a rispondere oggi.

Se n'è anche parlato durante l'incontro Adultinsieme, dell'Ac di Roma, quando i due relatori, don Giuseppe Redemagni, parroco a Corviale, e Marco Guzzi, scrittore e poeta, in modo diverso hanno sottolineato da una parte la grave crisi dell'istituzione matrimoniale. "Sono sempre di meno le persone che si sposano a Roma"; dall'altra parte l'esigenza di risignificare il matrimonio.

La sfida oggi è lì. Non riguarda la famiglia in generale, infondo guardando le statistiche, le famiglie si moltiplicano.
La sfida gira attorno alla coppia: incarnare l'amore nel tempo, nella storia con le fatiche e le contraddizioni... Infondo si tratta di seguire le orme di Gesù.
Viviamo in un tempo profetico, ci diceva Guzzi. I coniugi non hanno più il paravento della tradizione, né dei ruoli predeterminati.
I coniugi vivono la crisi di coppia come crisi di senso.
Chi risponde alla vocazione sponsale si "compromette nella storia", cercando di non farsi rinchiudere nei legami vecchi. Gli sposi hanno bisogno di tornare sempre otri nuovi, solo rinnovandosi continuamente in una relazione di amore che, se lasciata fecondare da Gesù, non sarà mai stantia, sarà sempre "vino nuovo".
Andrea
Parrocchia di Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo

giovedì 21 ottobre 2010

Degli sposi rigenerati

È veramente originale incontrare degli sposi rigenerati.
Gente che conosci da tempo, con loro sei cresciuto e hai condiviso esperienze, e parte di un cammino di fede, hai notato le loro gioie e hai potuto intercettare le loro sofferenze.

Poi li rincontri dopo qualche tempo, stanchi e felici, con due bambini che li chiamano mamma e papà. E vedi come due belle persone si trasformano in due persone luminose.

Hanno rischiato, mescolando le carte della loro routine quotidiana, iniziando un percorso lungo ed incerto, come quello per tutte le coppie che vogliono adottare.
Hanno sopportato lunghezze burocratiche, colloqui con psicologi e assistenti sociali che giustamente mettono alla prova per testare, se quella coppia potrà veramente essere accogliente e paziente. Sono partiti per mesi, vivendo in un altro Paese, con altre tradizioni, con una diversa cultura. Hanno sostenuto le spese di un viaggio senza alcun contributo economico (a parte le possibili deduzioni fiscali, che naturalmente sono a posteriori).
E hanno incontrato due bellissimi bambini che hanno voluto conoscerli fino in fondo, spremendoli fino all’osso. Anche loro volevano capire se potevano fidarsi di quegli adulti sconosciuti. Pur sapendo che quella coppia davanti a loro era l'ultima spiaggia, perché ad una certa età i bambini non li vogliono in molti. Solo gli italiani sono disponibili, mi ha detto uno dei nuovi genitori.
E così sono stato anche orgoglioso del mio Paese, altro che celebrazioni per i 150 anni della breccia di Porta Pia . Un buco lo sanno fare tutti.
Imparare a donarsi agli altri, iniziare una vita di coppia nuova con due bimbi da educare e da amare è veramente una impresa che fa la storia.