lunedì 27 settembre 2010

da Marte e da Venere

L'inizio del libro di Jhon Gray darebbe un buon motivo per non leggerlo, presuntuoso e superbo l'autore nelle prime pagine promette la ricetta miracolosa per una vita insieme senza problemi.
Ora io mi chiedo, ma la risposta la so già, se esistano ricette miracolose o coppie senza problemi. Facendomi coraggio, dopo un primo desiderio di abbandonare la lettura, scopro piacevolmente che l'autore lascia l'eccessivo entusiasmo di apertura per elencare una serie di azioni e reazioni stereotipate che sono proprie dell'uomo o della donna dove haimè mi ci sono ritrovata pienamente.

Da una parte sollevata dal fatto che non sono una casalinga depressa visto che i miei momenti bui e le mie routinarie lamentazioni su mio marito e sul nostro rapporto sono comuni a molti, dall'altra un pò delusa dall'idea che l'alchimia di due persone con le milioni di variabili che possono intervenire in ogni singola storia d'amore, tornino, banalmente smitizzate al calzino sporco rigirato o meno di lui, alle paturnie logorroiche di lei a quanto pare comuni alle coppie di tutto il mondo.

Come in ogni libro ognuno può fare suo ciò che crede buono e congruente con la sua storia e il suo progetto di vita insieme, prendo i buoni consigli e lascio ad altri le ricette miracolose.
Luisiana
Parrocchia Resurrezione di nostro Singore Gesù Cristo

martedì 8 giugno 2010

Siamo in onda... a noi la scelta

Durante la Giornata degli Incontri dell'Acr è stato proposto un momento di approfondimento per i genitori presenti.
Insieme alla giornalista Paola Springhetti abbiamo affrontato il tema dei mass media in famiglia, che si potrà trovare qui.

Tutti i media sono a portata di mano e coinvolgono: genitori e figli.
Siamo immersi nei suoni della radio, nelle immagini televisive, nella rete virtuale dei social network...
I messaggi che incontriamo sono innumerevoli e a volte comunicano situazioni irreali che finiscono per trasmettere dei modelli di vita disincarnati.
Le domande da farci sono tante. Paola Springhetti ne ha proposte due tipi ai genitori presenti. Le rilanciamo per stimolare un'ulteriore riflessione su una delle sfide educative che ogni papà e ogni mamma si trova ad affrontare:

1. C’è il problema di sapere che cosa vedono o ascoltano i propri figli (la reciprocità, in questo caso, non c’è: ai figli non interessa sapere che cosa vedono o ascoltano i genitori), e questo non è sempre facile, perché è irrealistico pensare ad un controllo serrato, a dei genitori che siedono accanto ai figli ogni volta che si mettono al computer o accendono la televisione. Anche se spesso i messaggi che arrivano dai vari media sono in fondo gli stessi (un certo modello di donna, una certa idea di felicità, uno stile di vita consumistico, una certa idea dei rapporti uomo/donna…), è importante sapere come e da dove arrivano ai ragazzi, oltre che agli adulti e agli anziani, che a volte li assorbono ancora meno criticamente dei loro figli.
2. C’è il problema di rapportarsi con questi messaggi e con i mezzi su cui viaggiano, e di instaurare un dialogo su di essi. Quali condividiamo? Quali critichiamo? Ma, soprattutto, che cosa cambia nella nostra vita l’uso e l’abuso di questo o di quel mezzo di comunicazione?"


Commissione Famiglia
Aci Roma

lunedì 17 maggio 2010

Ac con la famiglia

Il percorso assembleare dell'Ac di Roma è ormai avviato.
Nelle parrocchie iniziamo a confrontarci sul nostro futuro: nuove responsabilità, alcune conferme, come servire meglio la nostra comunità parrocchiale...
Nello schema del documento diocesano, che si trova qui sono evidenziati 3 obiettivi che riguardano direttamente la famiglia.

Li postiamo seguiti da domande con l'intenzione di raccolgiere nuove indicazioni per migliorare quel che c'è e chiarirci le idee con nuovi suggerimenti e approfondimenti.

1) Sostenere la genitorialità nella sfida educiativa
Oggi la nostra associazione è un sostegno alle responsabilità educative familiari? Come possiamo migliorare e far crescere i rapporti tra i diversi responsabili educativi ed i genitori?

2) Sostenere la relazione matrimoniale come educazione continua alla fede
Vorremmo approfondire il senso del sacramento matrimoniale e la sua specifica vocazione. Gli sposi sono chiamati ad educarsi reciprocamente alla fede.
Le porposte associative li stimolano a crescere nella consapevolezza della loro scelta o i nostri percorsi sono schiacciati sulla dimensione individuale?


3) Promuovere una maggiore attenzione pastorale all'accoglienza delle famiglie nella comunità cristiana e nelle iniziative associative
Ci proponiamo di attivare la nostra fantasia per riuscire a coinvolgere di più. Le famiglie spesso rimangono ai margini della pastorale sia per i problemi legati allo stress dei tempi di vita e di lavoro, sia per poca attenzione nelle attività pastorali ed associative alle loro esigenze. Come dovrebbero essere spazi pastorali a "dimensione di famiglia"?

lunedì 3 maggio 2010

Il genitore e l'Arciere

É difficile per un genitore accettare i propri limiti, ma la strada dell'educazione passa proprio di lì, riconoscendo il vero "Arciere".
Educare i figli è necessario, purchè si sappia che è impossibile.
Così un papà inizia il racconto di una sua serata classica serata parrocchiale. Abbiamo pensato di dare spazio anche qui a questa riflessione.
«Serata all'insegna dei paradossi quella di ieri nella mia parrocchia, dedicata al tema dell' essere genitori "adulti".
Dove vai papà stasera? - Mi hanno chiesto i miei figli vedendomi uscire - Va ad imparare a fare il papà! - Ha risposto per me la mamma (senza ironia, ve lo giuro, almeno spero).
Un confronto tra genitori di diverse età guidato da un sacerdote "in borghese", don Gabriele Quinzi, che insegna pedagogia familiare all'università salesiana.
Che significa essere un genitore adulto?
Ciascuno ha tentato di rispondere a questa domanda sulla base di un testo arcinoto del poeta e mistico libanese Kahlil Gibran:
I vostri figli non sono figli vostri...
Benchè vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro l'amore ma non i vostri pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
esse abitano la casa del domani,
che non vi sarà concesso di abitare neppure in sogno....
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti...
Non tutti hanno accettato le provocazioni proposte dai paradossi di Gibran.
Ma come "non sono nostri figli"?
Come "non ci appartengono"?
Perchè non possiamo donare loro anche i nostri pensieri, oltre l'amore.
Allora dobbiamo forse rinunciare ad educarli?
Ma i paradossi, si sa, suscitano reazioni unilaterali. Mentre il loro siginificato sta proprio nella capacita e necessità di tenere insieme gli opposti (proprio come il Vangelo: perdere la vita per trovarla, amare i nemici, ecc...)
Allora il genitore adulto sarà davvero - o meglio proverà ad essere - come l'arco di cui parla Gibran: fermo e flessibile a un tempo, coerente e insieme capace di venire incontro alle richieste del proprio figlio.
Il genitore adulto sa accompagnare il figlio ma anche "lasciarlo solo". Dà al figlio la "possibilità di crescere" amandolo ed educandolo, ma consentendo che sbagli, che faccia le sue scelte, accettando che possano essere diverse dalle sue (l'educazione - ha detto qualcuno - non è un'equazione matetamitica, purtroppo o per fortuna).
Il genitore adulto, infine, "si affida con gioia alla mano dell'Arciere", coltiva cioè la propria fede nel Signore, o laicamente la propria fiducia nella vita, nel futuro, nella "casa del domani".
Se non vuoe scaricare sui figli le proprie paure e le proprie ansie, dissimulate quasi sempre sotto le migliori e più ragionevoli intenzioni».


(Foto da Flickr/creativecommons/Ricky Flores)

lunedì 12 aprile 2010

Certe volte

«Certe volte la vita umana sembra essere troppo corta per l’amore. Certe volte invece no – l’amore umano sembra essere troppo corto per una lunga vita. O forse troppo superficiale. In ogni modo l’uomo ha a disposizione una esistenza e un amore – come farne un insieme che abbia senso? Eppoi questo insieme non può essere mai chiuso in se stesso. Deve essere aperto perché da un lato deve influire sugli altri esseri, dall’altro riflettere sempre l’Essere e l’Amore assoluto.


Deve rifletterli almeno in qualche modo»: così Karol Wojtyla nelle pagine finali de La bottega dell’orefice, concludendo le sue “meditazioni sul sacramento del matrimonio che di tanto in tanto si trasformano in dramma”. In poche righe, il Papa che con tanta forza ha invitato la Chiesa a posare il suo sguardo sulla bellezza dell’unione fra l’uomo e la donna, ci trascina nel cuore del mistero di libertà e grazia che l’amore sponsale rimane per noi.

La creatura che Dio ha voluto a propria immagine dispone di se stessa, della sua libertà di amare. È libera di cercare se stessa, come è libera di cercare l’altro. Ma l’assoluto, l’infinito che sta alla radice di questa libertà, l’essere umano è chiamato a viverlo nel frammento. Nel frammento di una vita. Nel frammento degli incontri da cui il tempo di quella vita è consumato. È lunga o corta, una vita, per chi un giorno si è promesso per sempre? È lunga o corta, una vita, per chi crede di essere stato chiamato a portare alla luce tutta la verità custodita nel segreto di un abbraccio.

Ognuno ha a disposizione una esistenza e un amore… ma come riuscire a farne un insieme che abbia senso? Siamo abituati a dare senso a quanto viviamo, cercando di fissare degli obiettivi ai nostri pensieri e alle nostre azioni. Ma il rischio che sta dietro l’angolo, è quello di trasformare la nostra storia in un gioco sterile e vuoto. Il rischio che sta dietro l’angolo, è quello di cominciare a pensare che l’esistenza e l’amore che abbiamo a disposizione, potranno diventare un insieme sensato solo quando avremo imparato a bastare a noi stessi, a garantirci da soli.

Non bisogna lasciarsi condizionare da ciò che sembra. La vita umana non è né troppo corta né troppo lunga per l’amore, se è compresa nella logica del dono da accogliere e restituire. La storia dell’anello chiamato fede, non sarà mai né troppo corta né troppo lunga per l’amore, se riuscirà a parlare di autentica apertura all’altro. L’altro che si è chiamati ad abbracciare nel marito, nella moglie, nei figli, anche quando non si è così sicuri di essere ricambiati. L’Altro da cui si è chiamati a lasciarsi sempre di nuovo abbracciare, per non avere paura di quello che l’amore chiede.

Discepoli di Colui che ha rimesso la sua causa nelle mani del Padre, gli sposi cristiani sono chiamati a riscoprire ogni giorno che il meraviglioso “insieme” che è la loro vita, può e deve riflettere in qualche modo l’Essere e l’Amore assoluto. In qualche modo, in qualche misura… nel modo e nella misura in cui riusciranno a vivere nell’orizzonte della gioia pasquale. La gioia di chi non dimentica che solo se muore, il chicco di grano può fecondare la terra e portare frutto.

Don Sergio Bonanni
Assistente unitario Ac di Roma

lunedì 8 marzo 2010

Largo arrivo io!


Il testo che propongo stavolta penso sia di gran attualità e me lo sono trovato tra le mani perché la madre di un mio alunno mi ha chiesto di leggerlo per esprimere un parere.
Il libro si intitola LARGO ARRIVO IO! Manuale di auto aiuto per bambini iper attivi e i loro genitori, di Mario di Pietro e Monica Dacomo, edito da Erikson, Trento, 2009.
Il libro raccoglie gioie e tormenti delle famiglie di oggi alle prese con pargoli particolarmente intraprendenti e vulcanici. Spesso dai genitori sento dire “non è capace di farne una giusta!” ed i ragazzi quindi pensano: “non sono capace di farne una giusta!”. Situazioni non drammatiche forse, sensazioni spiacevoli, che spesso generano grandi incomprensioni.
Nel libro non ci sono ricette magiche o una cura, ma consigli pratici e fattibili nella loro applicazione: avere la pazienza di migliorare le situazioni con l’amore ed anche attraverso strategie cognitive-comportamentali, che il libro fa comprendere ed applica sia sulla coppia che sui ragazzi.
La prima parte del libro è rivolta ai bambini perché si rendano conto della loro difficoltà di attenzione e iperattività ed imparino qualche strategia per superarle. Nella seconda parte ci sono dei consigli pratici. Nella terza, che i genitori devono leggere insieme, si spiega come far affrontare ai figli a superare e non ad aggirare le situazioni.
Buona lettura!

Carmela
Commissione famiglia

venerdì 26 febbraio 2010

Esercizi di famiglia

"Si capisce allora come la fede sia tutt'altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del "mio", per darmi gratuitamente il "suo".

Mi imbatto in questa frase di Benedetto XVI, durante una meditazione proposta per gli Esercizi spirituali in città dell'Ac di Roma.

"Occore umiltà... "
Penso che l'esperienza di famiglia nel rapporto tra noi sposi, come tra genitori e figli, sia un'occasione continua per sperimentare questa umiltà liberante. Quando riusciamo a coglierla ci esercitamo a far posto all'altro e possiamo imparare a fare posto all'Altro.


Andrea
Commissione famiglia AcRoma